Prevenzione legionella: le normative di riferimento

Abbiamo visto come la legionella sia presente negli ambienti acquatici naturali e artificiali, che agiscono come amplificatori, creando una situazione di rischio per la salute delle persone.

Il Decreto Legislativo n. 81 del 9 aprile del 2008 (che norma la sicurezza e la salute dei lavoratori sui luoghi di lavoro) prende in esame anche i rischi derivanti dalla Legionella.

Il Titolo X, infatti, tratta l’esposizione ad agenti biologici e l’allegato XLVI la loro classificazione.

Secondo questa classificazione, gli agenti appartenenti al gruppo Legionella “possono causare malattie in soggetti umani e costituire un rischio per i lavoratori; è poco probabile che si propaghino nella comunità; sono di norma disponibili efficaci misure profilattiche o terapeutiche”.

La malattia derivante dalla Legionella si trasmette per via respiratoria, mediante aerosol contenente il batterio, oppure a causa di particelle derivate per essiccamento: la pericolosità delle goccioline di acqua è inversamente proporzionale alla dimensione.

Casi di legionellosi che si sono verificati negli anni, sono stati attribuiti a:

  • particelle d’acqua disperse in aria provenienti da torri di raffreddamento, condensatori evaporativi o sezioni delle unità di trattamento dell’aria,
  • contaminazione di impianti di acqua potabile, apparecchi sanitari, fontane e umidificatori ultrasonici (oltre a piscine e vasche idromassaggio)

 

Quali fattori predispongono l’uomo a contrarre la legionellosi?

I fattori che nell’uomo causano la malattia sono riconducibili a:

  • età avanzata
  • soggetti fumatori
  • presenza di malattie croniche
  • immunodeficienza

Tuttavia, il rischio è correlato alla suscettibilità del soggetto oltre che all’intensità dell’esposizione (quantità di Legionella presente e dal tempo).

Inoltre, da considerare la carica virulenta/infettante dei ceppi di Legionella, che, interagendo con la soggettività umana, determina la tipologia clinica e la gravità dell’infezione stessa.

Come avviene, dunque, il controllo di questo serio rischio per la salute dell’uomo?

 

Il protocollo di Controllo del Rischio Legionellosi

Sono tre le fasi sequenziali che caratterizzano il protocollo di controllo del rischio Legionellosi che è stato definito dalla normativa vigente.

 

Valutazione del rischio
Individuazione delle specificità della struttura e degli impianti presenti, collegabili al rischio Legionella. Queste informazioni devono essere comunicate dall‟incaricato della Valutazione al gestore della struttura o a un suo preposto che, a loro volta, dovranno informare tutte le persone che sono coinvolte nel controllo e nella prevenzione della legionellosi nella struttura

 

Gestione del rischio
Procedure volte a rimuovere e contenere le criticità evidenziate dalla valutazione. Gli interventi manutentivi o preventivi devono essere collegati all’interno di una strategia condivisa con un gruppo di lavoro, che consideri caratteristiche degli impianti e interazioni all’interno del sistema.

 

Comunicazione del rischio
Si tratta di tutte quelle azioni che vengono messe in atto per informare e formare tutti i soggetti interessati al potenziale rischio (gestori degli impianti, tutto il personale addetto) sensibilizzandoli alla prevenzione. È questa una condizione essenziale per garantire l’applicazione ai fini della prevenzione e controllo legionellosi.

 

Questo Protocollo deve essere applicato in strutture civili ed industriali, in ogni luogo dove siano presenti impianti a rischio.

Ai sensi del Testo Unico sulla Sicurezza, il datore di lavoro ha l’obbligo di valutare tale rischio come sua specifica responsabilità, nonché sottoporre gli impianti ai trattamenti anti-legionella.

 

Le linee guida della Regione Emilia-Romagna per la prevenzione della Legionellosi

Con la Delibera n. 828 del 12 giugno 2017, la Regione Emilia-Romagna ha pubblicato le “Linee guida regionali per la sorveglianza e il controllo della legionellosi”, che recepiscono quelle nazionali pubblicate dal Ministero della Salute nel 2015 e forniscono elementi specifici per l’applicazione delle stesse.

In sintesi, nel documento, si evince che gli interventi di prevenzione Legionella devono essere sviluppati per rispondere ad esigenze di bonifica:

  • nell’immediato (breve termine) per debellare nel più breve tempo possibile la contaminazione da Legionella individuata
  • in ottica di prevenzione (lungo termine) per evitare il ripresentarsi delle contaminazioni da Legionella nel tempo grazie ad una programmazione periodica di campagne di monitoraggio microbiologico e di interventi di disinfezione dei vari impianti

Vengono anche definite attività di controllo esemplificate in:

  • eliminazione di tutti i rami morti presenti negli impianti;
  • coibentazione ed isolamento di eventuali tubazioni dell’acqua fredda che corrono parallelamente alle tubazioni dell’acqua calda (per evitare cross contaminazioni);
  • stesura di un programma di flussaggio settimanale di tutte le utenze, per rendere regolare ed omogeneo il consumo di acqua;
  • presenza di un sistema di disinfezione delle resine dell’addolcitore;
  • installazione di elettrovalvole temporizzate sugli scarichi dei boiler e/o sulle utenze a rischio, così da permettere un flussaggio certo e periodico;
  • mantenimento delle temperature delle acque, in ogni punto, sopra 60° C;
  • registrazione di ogni modifica impiantistica su un fascicolo in cui sono riportate tutte le azioni di 
controllo e monitoraggio;
  • presenza di un ricircolo di acqua in zone dell’impianto con forte ristagno.

 

Procedure preventive per torri evaporative e circuiti di distribuzione

Per quanto riguarda le torri evaporative occorre effettuare:

  • monitoraggio analitico con cadenza almeno semestrale
  • una sanificazione ad inizio e alla fine della stagione termica. In caso la torre andasse tutto l’anno, almeno una sanificazione ogni 365 giorni.

 

La frequenza delle analisi e delle sanificazioni deve essere determinata in base alla valutazione del rischio, che deve considerare il contesto locativo della torre e il numero di lavoratori medio all’interno del raggio di interessamento della stessa.

I circuiti di distribuzione di acqua calda sanitaria necessitano di:

  • sanificazione annuale della caldaia (almeno una volta all’anno)
  • monitoraggio di tutte le utenze con frequenza stabilita in base alla valutazione del rischio, calcolata considerando il numero di dipendenti ed il numero di utenze a loro disposizione (ad esempio numero dipendenti, numero dei bagni, numero delle docce presenti)

 

Se hai bisogno di professionisti che ti aiutino a gestire il rischio legionella, contattaci.